Twilight Struggle: la storia per gioco

agosto 21st, 2011

Ho appena finito la traduzione e ricomposizione delle carte del gioco Twilight Struggle ed. Deluxe.

Per tutti gli interessati, potete trovarle sull’apposita pagina!

Coldiretti: 0 + 0 = 2

febbraio 19th, 2010

Nel senso che il mercato del sabato della Coldiretti a Km 0 fa bis e si ripete in versione ridotta il mercoledì mattina nel parcheggio di Via Paparelli.

Ora non hai più scuse per non andare!

PEP 20: The Zen of Python

febbraio 18th, 2010

Parliamo di programmazione. Quella sui computer intendo.

Per i non addetti ai lavori è una occupazione fredda, scientifica che non lascia spazio all’impronta umana e che porta il marchio di una lavoro fatto in serie, anonimo.

Niente di più falso.

Da come un programmatore scrive il codice si possono capire molte cose, un po’ come in grafologia:
se è conformista, se tende ad ammassare il codice o  se preferisce aggiungere degli spazi; se preferisce scrivere con il CamelCase o più visivamente dividere le parole nelle variabili usando_il_trattino_basso; se esplicita il funzionamento del codice facendo sì che ogni riga effettui (o chiami ;) ) un’unica funzione o magari se è produce codice sincopato… insomma è possibile capire chi abbia scritto del codice (purché sufficientemente lungo) se se ne conosce lo stile.

Anche la linearità o meno del pensiero e il modo di scomporre i problemi in blocchi più semplici e più facilmente affrontabili fa parte della forma mentis del programmatore, tant’è che esiste una letteratura sugli argomenti “filosofia e programmazione” o “la programmazione e la vita di ogni giorno”. E perché no anche su la programmazione intesa come arte.

Un lungo programma ben strutturato offre la possibilità di inserire e far sfoggio di virtuosismi tecnici e stilistici, mostra come il programmatore ha preparato i dati, li ha trasformati per ottenere ciò che desiderava e con quale abilità e strumenti, lasciando dei segni caratteristici assimilabili ai tratti caratteristici di un disegnatore o di un artigiano.

Certo per cogliere questi aspetti più tecnici si deve avere una preparazione specifica più o meno profonda a seconda del SW in corso, ma  direi che lo stesso è  valido per alcuni “capolavori” di arte astratta o contemporanea :roll:

Per molti programmatori di linguaggi moderni e capaci di accettare e gestire (per dirla in termini semplici) tutte le sfumature tra lo 0 e l’1, l’approccio ai problemi della vita quotidiana e quelli della programmazione si fondono.

Ti lascio con dei pensieri tratti dal linguaggio di programmazione python, ottenibili tramite un Easter Egg dell’interprete dei comandi (provate a scrivere import this):

The Zen of Python

  • Beautiful is better than ugly.
  • Explicit is better than implicit.
  • Simple is better than complex.
  • Complex is better than complicated.
  • Flat is better than nested.
  • Sparse is better than dense.
  • Readability counts.
  • Special cases aren’t special enough to break the rules.
  • Although practicality beats purity.
  • Errors should never pass silently.
  • Unless explicitly silenced.
  • In the face of ambiguity, refuse the temptation to guess.
  • There should be one– and preferably only one –obvious way to do it.
  • Although that way may not be obvious at first unless you’re Dutch.
  • Now is better than never. Although never is often better than *right* now.
  • If the implementation is hard to explain, it’s a bad idea.
  • If the implementation is easy to explain, it may be a good idea.
  • Namespaces are one honking great idea — let’s do more of those!

Trikado ovvero “Sferruzzamento”

febbraio 15th, 2010

Incurisito un po’ da Mariateresa un po’ dal relativo articolo su wikipedia, ieri pomeriggio ho voluto provare a lavorare a maglia (triki in esperanto significa lavorare a maglia).

Devo dire che l’attrattiva maggiore è stata quella di capire la struttura degli intrecci e come i successivi intrecci del filo  in quantità massicce creano degli effetti visivi.

Da un punto di vista del coinvolgimento però, non fa proprio per me:

  • la parte di progettazione e scelta dei punti è interessante e creativa MA
  • è un lavoro estremamente ripetitivo, e programmabile  a priori, particolarmente adatto ad una macchina che riceve le istruzioni, più che a una persona;
  • i ferri che ho usato, lunghi appena 35 cm non arrivavano fino ai miei fianchi e quindi non potevo tenerli fermi, dovendo quindi fare con le dita oltre che il lavoro di intreccio anche quello di sostegno;
  • in questa fase iniziale non so come fare l’undo (sempre se è possibile) di un errore (e realizzare la successiva patch) senza dover disfare tutto il lavoro a valle del punto critico (alla fine una maglia è una continua ritorsione di un singolo filo).

Da un certo punto di vista ricorda un po’ la programmazione:

  • c’è una fase di progettazione della scelta della lana, colore, dimensione del ferro, texture voluta, rendering di preview dell’aspetto finale;
  • la creazione di un progetto di esempio per vedere come renderà il filo e quali problemi e proporzioni offrirà;
  • un po’ di trace e dump delle maglie fatte per vedere se ci sono errori e la relativa correzione;
  • stanca la vista come quando si sta a lungo davanti al monitor (a meno che non si abbia un buon monitor o un filo con colori che variano spesso);
  • un controllo a grandi linee di quel che si è fatto per vedere come è;
  • quando si inzia ad intravedere qualcosa di concreto dà soddisfazione;
  • arrivati a buon punto… ci si stufa :lol: .

Ma la differenza più grossa e fondamentale è la mancanza di librerie o freameworks :-D dato che ogni volta si deve inziare da zero e fare sempre gli stessi due (tipi di) movimento… (e d’altronde anche in esperanto la radice -ad- in trik-ad-o indica azione continuata e duratura!)

Vedremo se ai prossimi tentativi l’andazzo cambierà… ti farò sapere.

PS: a Pisa c’è un gruppo di sferruzzamento: knittable. Come puoi vedere cliccando sul precedente link, si riuniscono ogni giovedì dalle 18:30 nel Royal Hotel Victoria per lavorare a maglia, passare la serata insieme e gustare un aperitivo.

Km 0: non solo Coldiretti

febbraio 12th, 2010

Avete mai visto una trattoria? sì. Una osteria? pure. E una biosteria… eh quella mi sa che vi manca!

Non si tratta di due osterie in una (Bi-osteria) ma di una osteria con prodotti biologici e a chilometro 0: bio-osteria.

Il suo nome è 050 e si trova nel centro di Pisa. La filosofia del locale è quella di utilizzare prodotti biologici provenienti dalla provincia di pisa e dintorni (Km 0), garantendo quindi la freschezza e il gusto delle materie prima utilizzate.

Ho mangiato allo 050 (che per inciso è il prefisso telefonico di Pisa) solo una volta fino ad ora (eravamo in due, Mariateresa ed io), ma è andata molto bene. Di seguito quel che ho mangiato io / ha mangiato Mariateresa:

  • purea di zucca / purea di zucca
  • bocconcini di pollo al limone / frittata con cipolle ed erbe di stagione
  • contorno di capolo cappuccio chiaro saltato con le noci e i pinoli / cime di rapa saltate
  • crème brûlée / cheesecake ai frutti di bosco

Il gusto degli ingredienti si sentiva molto bene, tant’è che non erano conditi con intingoli ma in maniera molto semplice.
Il menù è quasi esclusivamente alla carta, data la stagionalità e la non prevedibile disponibilità degli ingredienti (mica possono usare prodotti surgelati!).

Il costo è ragionevole rispetto alla particolarità delle materie prime usate ed è possibile scegliere dei menù a prezzo fisso per momenti in cui si ha particolarmente fretta: ad esempio sono previste delle soluzione pre- e post- cinema.

Le mie 3 pizzerie preferite a Pisa

febbraio 8th, 2010

Qui a Pisa vi sono varie pizzerie come in varie città italiane e come spesso capita alcune vendono della pizza, altre un prodotto da forno (quando va bene) somigliante alla pizza o alla focaccia.

In questo articolo molto breve volevo segnalare le tre pizzerie che preferisco a Pisa: Funiculì, Cyrano & Sciué sciué.

Una premessa doverosa è che per valutare la pizza, bisogna consumare il prodotto in loco.

Tutte e tre usano il forno a legna, cuociono direttamente sul materiale refrattario del forno e presentano una pizza ben lievitata, soffice ai bordi e morbida sotto la parte condita. Cosa abbastanza rara qui a pisa dove molte pizzerie (o locali che si spacciano tali) vendono prodotti con bordi o parte inferiore tipo cracker o biscotto, per non parlare di aberrazioni tipo Il Montino o Nando che mettono tanto di quell’olio nella teglia da produrre una spugna croccante gocciolante d’olio e ad un certo punto girano la pizza sotto sopra nella teglia! 8-O  (Però al Montino prendi una schiacciatina con roastbeef e cecina o porchetta e cecina ;) e poi mi dirai…)

Ottime nei tre locali sia la mozzarella fior di latte sia quella di bufala.

La particolarità delle tre pizzerie è data anche dalla produzione propria di dolci (Funiculì e Sciué sciué propongono principalmente e dei dolci partenopei, mentre Cyrano va più sul nazionale e l’internazionale) e di ricchi e particolari antipasti, ottimi in ogni proposta ma tra le quali spiccano: taglieri degni delle migliori rappresentazioni delle cornucopie nelle opere d’arte per Funiculì, il cuoppo di fritti misti da Sciué Sciué e gli antipasti con il mucco Pisano (e sì proprio quello della macelleria Giusti) da Cyrano.

Una menzione merita anche a mio avviso La Greppia vicino al CNR, anche se non è tra le mie 3 preferite.

I giochi da tavolo intelligenti, questa nuova specie

febbraio 5th, 2010

Mi capita spesso al termine di una partita ad un gioco da tavolo di nuova generazione che mi venga chiesto da parte di un giocatore occasionale o novizio:
«Bello! ma ce ne sono altri di questo tipo? con altre meccaniche?»
«Sì, e non pochi»
«Dove posso trovare altre informazioni»
«Ci sono vari siti, ma prima o poi farò una mini guida.  Per ora visita La tana dei Goblin che è il sito di riferimento per la comunità ludica italiana relativamente a giochi da tavolo, di ruolo, di miniature e di carte collezionabili; ne esiste una filiale anche qui a Pisa, ma ve ne sono anche altre, sparse in tutta Italia».

Come avrai intuito questo articolo è una piccola e molto generale introduzione ai giochi da tavolo, volutamente ipersemplificata! :)

In Italia non sono ancora molto diffusi, sebbene la quantità di appassionati cresca a vista d’occhio, come dimostra l’esistenza di un servizio del TG2 (7 dicembre 2009); al contrario all’estero esiste un fiorente mercato, come mostra anche la vasta disponibilità di siti web che vedono giochi da tavolo online. Non si tratta mai di classici giocattolai, ancora legati ai tristi Risiko/Monopoly/Cluedo/Pictionary & co. ma di negozi specializzati in questo tipo di giochi (e miniature e giochi di ruolo). I più famosi in Italia sono la catena di Città del Sole, Ready2PlayGiochinscatola.it e i Giochi dei Grandi.

Qualche giorno fa geekdo.com – l’equivalente di wikipedia per i giochi da tavolo e di ruolo – ha festeggiato il 45.000º gioco inserito nel database. Si hai letto bene, quarantacinquemila e in crescita, dato che ogni anno in occasione della fiera Spiel (che in tedesco vuol dire gioco) nella città tedesca di Essen escono almeno 200 titoli nuovi, senza contare quelli “sfusi” durante l’anno.

Esistono premi appositi per valutare i migliori secondo vari criteri: il più adatto per la famiglia, la migliore simulazione bellica, il più “rompicapo”, ecc. Il più famoso è lo Spiel des Jahres (il gioco dell’anno), anche se per i miei gusti premia giochi un po’ troppo sempliciotti, ma ottimi per iniziare.

Cosa differenzia un gioco da tavolo “intelligente” da uno “tradizionale”?
In proporzioni variabili a seconda del titolo questi giochi sviluppano e stimolano la capacità di organizzare e pianificare, sono ambientati o presentano dei temi collegati a qualsiasi attività passata, presente e futura, reale e non del genere umano, modularità, scenari, ricostruzione di eventi storici o storie scritte in libri (I Pilastri della Terra) o viste in tv (battlestar galactica), la capacità di relazionarsi ad altre persone con le quali si è in competizione ma rispettandole,  e tanto di più.

Il calderone dei giochi da tavolo è suddivisibile secondo vari criteri.

Un primo metodo è in base alla suddivisione e al ruolo dei giocatori:

  • Tutti contro tutti: Risiko per capirci, ma non necessariamente in ambito bellico: vince chi fa meglio o prima o produce di più;
  • A squadre, ma solo uno vincerà: si tratta di giochi dove ciascuna squadra deve battere le altre, ma solo un giocatore della squadra migliore vincerà;
  • Tutti contro uno: sottocategoria dei giochi asimmetrici dove un giocatore ha un ruolo differente ed antagonista a tutti gli altri giocatori;
  • A squadre: i giocatori sono divisi in varie squadre e che competono tra loro;
  • Cooperativi con traditore o fazione da scoprire: sono dei giochi dove tutti i giocatori giocano insieme contro il gioco, ma alcuno ricevono all’inizio o durante la partita delle carte che definiscono se dovranno giocare insieme (o separatamente) contro gli altri giocatori in maniera esplicita o celata;
  • Cooperativi, ma vince solo chi ha fatto meglio: tutti devono aiutare a battere il gioco, ma vincerà solo il migliore; il problema qui è che se tutti portano l’acqua la proprio mulino, sicuramente si perde.
  • Cooperativi puri: tutti i giocatori control il gioco.

Una seconda caratterizzazione è basata sul numero di giocatori – tipicamente un gioco appartiene a più delle seguenti categorie:

  • da giocare in solitario;
  • da giocare per due giocatori;
  • per un ristretto numero di giocatori, in genere fino a 4 o 6;
  • per molte persone (party games).

Una terza suddivisione considera la quantità di fortuna presente nel gioco:

  • basati sull’esperienza o sulle azioni e decisioni dei giocatori: quindi niente dadi o pescaggi di carte;
  • con poca aleatorietà: esistono carte che definiscono accadimenti, eventi o che modificano regole e disponibilità di pezzi, vengono utilizzate o solo all’inizio del gioco o all’inizio di ogni turno e vi è la possibilità di modificare l’ordine di gioco;
  • con aleatorietà presente solo durante fasi di combattimento o assegnamento delle risorse;
  • totalmente dipendenti dalla fortuna o comunque dove ciò che si può fare dipende dal pescaggio delle carte, tiro di dadi, pesca da un sacchetto, giro di una ruota, ecc.

In quest’ambito esiste una semplificazione:

  • gli astratti;
  • i giochi tedeschi o Eurogiochi (Eurogames come si dice in gergo) sono dei giochi dove la fortuna deve essere assente o estremamente limitata, viene premiato il ragionamento; tipicamente hanno una ambientazione da non molto legata alla componentistica e alle meccaniche fino all’astratto; inoltre l’interazione tra i giocatori è spesso limitata e mai di aperto conflitto e quindi non esiste l’eliminazione dei giocatori; i regolamenti sono molto piccoli e snelli; quasi sempre di durata compresa tra i 45 e i 120 minuti; caratteristica è anche l’utilizzo di elementi in legno (in genere cubetti) di varie forme geometriche e colori per rappresentare elementi del gioco;
  • i giochi Ameritrash o americani, che presentano un’ambientazione molto sviluppata e realistica, ma con un’aleatorietà da media ad elevata e scontro diretto tra i giocatori (non fisico, si intende); i regolamenti sono necessariamente più voluminosi e presentano delle eccezioni necessarie a rappresentare la realtà; i giocatori possono essere eliminati durante la partita; durata variabile ma sensibilmente superiore agli Eurogames; sfoggiano spesso miniature in plastica;
  • gli ibridi Euro-Ameritrash… che mantengono la fortuna ad un livello medio-basso e che premiano l’esperienza e il ragionamento (insomma non vinci se sei solo fortunato);
  • i simulativi storico-bellici (Wargames), rappresentazioni accurate di eventi, battaglie o periodi storici; di durata misurabile in multipli di mezze giornate; :) i pezzi possono essere miniature, pedine in cartone o dei cubi di legno (specie nei giochi per due) per simulare l’incertezza delle informazioni riguardo le truppe coinvolte o la morfologia del suolo (fog of war in inglese);
  • gli ibridi Wargames-Euro (Waro) che utilizzano delle meccaniche Euro in momenti cruciali quali la battaglia, approvigionamenti o produzione di risorse, ma restano comunque simulazioni belliche;
  • giochi di carte collezionabili: la dannazione dei genitori, quali Magic, Yu-gi-oh & co.;
  • giochi di carte non collezionabili (no, non sono necessariamente basati sulla fortuna, anzi);
  • giochi di abilità fisica o destrezza.

Potrei continuare, ma la cosa diventerebbe noiosa. Voglio solo parlare di un altro elemento fondamentale: le meccaniche utilizzate.
Vi sono giochi con aste di vario tipo (rialzo, ribasso, ecc) utilizzate per decidere l’ordine di gioco o l’ordine, qualità e quantità di produzione, o incentrate su esse; piazzamento; maggioranze; votazioni; eliminazione o raccolta di particolari e indizi; pianificazione e gestione delle risorse; bluff; interazione verbale; abilità; utilizzo dei punti vittoria per attivare o scegliere le azioni da compiere; strategia; tattica; creazione, modifica e riduzione degli spazi utilizzabili nel tabellone; presenza o meno di uno o più tabelloni; conoscenza e anticipazione dell’avversario… e davvero tanto tanto altro.

Pertanto, scegliere o regalare un gioco da tavolo non è cosa semplice o banale come molti pensano. E soprattutto non pensare che siano tutti o “cervellotici” o da bambini: ve ne sono davvero per tutti i gusti, esigenze, tasche, aspettative e meccaniche desiderate.

Parliamo del prezzo. Si va dai 12-15€ dei giochi più semplici  o vecchi fino ai 100€ per quelli strapieni di miniature e con regolamenti articolati o con una estensiva ricerca storica alle spalle… o semplicemente rari.

Vi rimando ad un ottimo articolo in italiano sui giochi da tavolo: http://wiki.mindcreations.com/index.php/Guida_Babbani_Giochi_Da_Tavolo.

Due chicche di Lucca e una di S. Giuliano

febbraio 1st, 2010

Vi preannuncio che questo articolo non è adatto per due terzi ad un pubblico vegetariano.

Sabato 30 gennaio mi trovavo con Mariateresa a Lucca e abbiamo fatto tappa in due punti fissi (per me, s’intende) della gastronomia Lucchese: Bastian Contrario e il panificio Chifenti.

Il Bastian Contrario è un delizioso localino – veramente ino, anche se dispone di tavoli esterni – dove vengono serviti piatti della cucina toscana (tagliate, bistecche, ecc), tra i quali si notano tre elementi molto particolari:

  • trippa;
  • cioncia (so che la lettura del testo di wikipedia potrebbe non convincervi ma, assaggiatelo prima di giudicarlo!) e
  • lampredotto.

È possibile gustare i suddetti sia come secondi a sé stanti oppure all’interno di un panino, opzione ottima per chi vuol assaggiarli (magari in gruppo) senza rischiare di trovarsi con qualcosa che poi non piace. 
Il servizio e la gentilezza del personale e del proprietario sono davvero gradevoli… insomma provatelo.

Usciti dal Bastian Contrario è auspicabile un buon dolcino. Sebbene sia possibile assaggiarne ottimi al B.C. o alla vicina cioccolateria Caniparoli,  a pochi metri c’è il panificio pastecceria Chifenti, aperto ad orario continuato che produce dei dolci ottimi, soprattutto la torta d’erbi!
Si chiama proprio così d’erbi e non d’erbe – sulla stessa falsariga del mucco pisano per capirci.
Un’altra caratteristica interessante di Chifenti è che il tipo di pane venduto varia in base al giorno. Ovviamente il (pane) bianco tradizionale (e per fortuna salato, non come qui a Pisa), grigio e integrale sono disponibili ogni giorno, ma i pani di farine particolari variano di giorno in giorno:

  • lunedì: Noci, Sesamo, Farro;
  • martedì: Dolomitico (con Carvi principalmente), Kamut, Segale, Lievitazione naturale;
  • mercoledì: Cinque cereali (di kinder colazione più), semi di Papavero;
  • giovedì: Estroso (non so come sia, ma ti prometto che lo scoprirò quanto prima), Noci, Riso, Lievitazione Naturale;
  • venerdì: Segale e Mais (peccato che non abbia un po’ di uvetta… credo per la presenza del Buccellato);
  • sabato: Dolomitico, Crusca, Soia, Lievitazione Naturale.

Ultimo passo in questa nostra passeggiata virtuale è la macelleria di Cesare Giusti, ubicata a San Giuliano tra Pisa e Lucca.
Un posto un po’ d’altri tempi dove il tempo è scandito dal lavoro del sig. Cesare e di sua moglie Francesca, sempre pronta a dare consigli circa la miglior cottura e ricetta per i prodotti acquistati. Si tratta di una macelleria dove è possibile trovare una carne davvero di ottima qualità, anche di mucco pisano e di cacciagione, a Km 0.  Ricordo ancora le costolette di agnello di Pomarance :)
La macelleria ha anche un accordo esclusivo con il vicino parco di San Rossore per la macellazione dei capi di bestiame in eccesso presenti nel parco. Cinghiale, daino, colombacci e una miriade di gusti che sono introvabili in giro.
Aggiungi una norcineria di produzione propria (come non citare il salame di mucco pisano, le salsicce di lardo e la carne in bigoncia) e un prezzo contenuto,  e otterrai il quadro completo su come organizzare un’interessante passeggiata grastronomica tra la torre pendente di Pisa e le mura cinquecentesche di Lucca.

Pasta al forno con la zucca

gennaio 28th, 2010

E rieccoci con una nuova puntata.

Come ho più volte ribadito a Pisa abbiamo la fortuna di poter usufruire del mercato della Coldiretti del sabato e una dei prodotti più buoni che si trovano per ora (oltre a delle superbe cime di rapa), è la zucca lunga.

Per questa nuova puntata abbiamo un ospite, Mariateresa, che ci presenta una sua buonissima ricetta (posso garantire in prima persona!) .

«Prendere la zucca modello Napoli (per intendersi, quella con l’esterno verde striato) e tagliarla a dadini.

Cuocerla in una pentola condita con olio e sale. L’acqua la mette lei stessa…

Aspettare che sia ridotta in poltiglia.

Nel frattempo, mettere a cuocere la pasta (spaghetti o casarecci che siano).

Condire con la zucca, aggiungere la mozzarella tagliata a dadini ed infornare a 150° per un’oretta circa.

Buon appetito

Aggiungerei giusto tre dettagli importanti:

  • serve una buona pasta ruvida, preferibilmente quella di Gragnano (tra le marche migliori quella Garofalo e quella “fior fiore” Coop) che tiene la cottura in maniera perfetta (lasciate stare quelle false promesse di Barilla, Voiello & co.; proprio oggi abbiamo usato le Casarecce;
  • se vuoi aggiungere un tocco di sapore e profumo in più alla zucca, aggiungi delle foglie di menta glaciale / piperita FRESCHE e o un pizzico di pepe nero appena macinato o una puntina di zenzero FRESCO;
  • usa una mozzarella vera, non un derivato del petrolio. ;)

Ma insomma stai già cucinando o no?

Ovaĵumo di barbabietola rossa e mollica

gennaio 24th, 2010

Ieri al mercato della Coldiretti ho ritrovato le barbabietole rosse.
Ma non quei brandelli plasticosi da film di Dario Argento già cotti e preaffettati in una busta di plastica che in genere si trovano al supermercato, ma delle barbabietole con tanto di foglie freschissime, una rarità per chi come me ama prepararle con cipolla, uovo, pan grattato.

Una premessa sul titolo: ovaĵumo (pronuncia: la ĵ è come la g toscana o la s di measure inglese o la j di jacques -> ovaĵùmo) viene dall’Esperanto e può essere traducibile in Italiano come piatto prodotto con l’uovo tipo frittata (ov- uovo, ov-aĵ- frittata, -umo cosa simile ad una frittata ma non identica). Infatti la preparazione prevede di pelare col coltello le barbietole, tagliarle in pezzi piccoli,  sminuzzare i gambi e le foglie e mezza cipolla rossa grande.

Per una persona e per un piatto abbondante, utilizza 2 piante, un uovo, e almeno 80g di mollica di pane (ma anche di più se preferisci) ;) Inoltre olio, pepe bianco e mezza cipolla rossa grande e sale.

In una padella per la quale disponi del relativo coperchio prepara un soffrittino di cipolla, gambi e foglie per 2-3 minuti. Aggiungi dell’acqua e i pezzi di barbabietole, un pizzico di sale e pepe bianco appena macinato, copri e lascia stufare.

Dopo 7-8 minuti aggiungi il pan grattato, mischialo con il preparato e fai cuocere a fiamma bassa per 3 minuti sempre con il coperchio.

Intanto sbatti un uovo con una forchetta come se preparassi una frittata. Schiaccia con la forchetta il contenuto della padella in modo da preparare una superficie uniforme, assicurandoti che ci sia ancora dell’acqua. Versa l’uovo sbattuto uniformemente e ricopri. Dopo 4 minuti togli il coperchio e fai asciugare l’acqua; passati 3-4 minuti gira l’ovaĵo sottosopra. Si formerà così una base croccante d’uovo tipo omelette su cui si è agganciato il composto di cipolla e barbabietole.

Il gusto e l’aspetto solo particolari:

  • il risultato è un piatto coloratissimo con il rosso della barbabietola, il viola della cipolla, il verde scuro delle foglie, il giallo arancio del tuorlo e il bianco dell’albume e pane;
  • estremamente profumato con il succulento profumo del pane e uovo e il dolce aroma della barbabietole;
  • la consistenza è morbida e soffice nella parte verde e viola, croccante e spugnosa nella parte dell’uovo;
  • e il gusto è dolcissimo… magari può essere un modo per far mangiare ai bambini uova e barbabetole :)

Provatelo e fatemi sapere!